
Il territorio di Orsera fu abitato fin dalla preistoria; tuttavia le prime tracce tuttora visibili che gli antichi abitanti ci hanno lasciato risalgono all’epoca dei castellieri, ovvero circa al 1200 a.C.
I castellieri erano dei villaggi fortificati, costruiti in posizione elevata per motivi di difesa; erano costruiti da capanne di pietra con i tetti di paglia. Il nucleo di capanne era circondato da un robusto muro di pietra, costruito a secco, per proteggere il villaggio da incursioni nemiche. Un secondo vallo, costruito attorno al primo, custodiva il bestiame.
Questi antichi abitanti non conoscevano ne la scrittura ne la moneta, tuttavia la loro economia era ben diversificata, poiché traevano sostentamento sia dall’agricoltura che dalla pastorizia, ma avevanoanche una buona confidenza con il mare, che sfruttavano con la pesca e la raccolta dei molluschi; conoscevano i metalli, bronzo e ferro, ed inoltre il loro territorio era punto di scambio di merci. Qui arrivava dal nord la preziosa ambra, mentre da qui partivano verso il nord il sale ed i prodotti locali.
Il colle che ospita Orsera era quasi certamente un castelliere preistorico, come lo erano il “Monte Ricco” ed il “Moncalvo”, località dove le macerie dei castellieri sono tuttora visibili, come lo sono anche a Geroldia ed ai Pizzughi, nonché in tantissimi siti che sono stati toccati solo in minima parte dall’urbanizzazione, e quindi hanno il privilegio di conservare ancora le tracce affascinanti di questo antico passato
La civiltà dei castellieri si trasformò gradualmente man mano che procedette la romanizzazione dell’Istria. In particolare ad Orsera non fu mai abbandonato l’antico abitato il cima alla collina, ma accanto ad esso sorse un abitato nuovo, vicino al mare, che ospitò edifici pubbici e privati, in funzione delle attività commerciali del territorio, che produceva olio, vino, formaggio.
Nel suo libro “Istria – porti Romani” lo studioso Attilio Degrasi ricorda di aver scavato nel 1928, per conto della Sovrintendenza alle Antichità di Trieste, notevoli resti di un magazzino, lungo quasi 70 metri, alle falde del Monte delle Forche e di aver notato nei pressi i resti di un molo oramai sommerso. A tal proposito è interessante tener presente che all’epoca romana il livello del mare era di quasi due metri inferiore a quello attuale, a causa di un fenomeno di “bradisismo”, che interessa tutta la costa istriana, per quale il suolo si abbassa costantemente di circa un millimetro all’anno.
Fin dai primi secoli della nuova era si diffonde in tutta l’Istria la nuova religione: il cristianesimo. La sua presenza ad Orsera è testimoniata dai resti, in riva al mare, della zona chiamata “Seminario”, di un edificio di culto che fu studiato nel 1935 dal prof. Mario Mirabella Roberti; i resti di questa prima basilica paleocristiana giacciono oggi sepolti, ma potrebbero essere facilmente recuperati. L’edificio potrebbe risalire al 350 d.C. e fu distrutto verso il 550 d.C..
Nel 476 d.C., a seguito dell’invasione di vari popoli barbari, finì il dominio romano in Istria, durato bel 653 anni, e tutta l’Istria divenne prima bizantina e poi franca.
Del paese di Orsera troviamo notizie specifiche solo nel 983 e da quel momento in poi essa ebbe una storia tutta particolare, rispetto alle altre cittadine istriane, in quanto fu donata dall’imperatore dei franche Ottone III ai vescovi di Parenzo, i quali riuscirono a mantenere questa proprietà fino al 1778. Essi si facevano chiamare “vescovi di Parenzo e conti di Orsera” e governavano in nome della santa Sede, attribuendo le principali cariche pubbliche. Ad essi gli abitanti di Orsera pagavano i tributi, per lo più in natura, e per ogni controversia dovevano rispondere “in primis” al castaldo eletto dai vescovi, in seconda istanza al nunzio apostolico di Venezia e in ultima istanza potevano ricorrere direttamente al Papa.
Orsera batteva la bandiera dello stato pontificio.
Verso l’anno 1000 venne costruita la chiesa parrocchiale di san Martino, nella piazza principale di Orsera, dal vescovo Orso. Di essa oggi non resta nulla. Anche il campanile fu abbattuto, probabilmente nel 1941, con l’intento di dare una collocazione migliore a tutto il complesso edilizio.
I vescovi risiedevano nel “castello”, costruito intorno all’anno 1000 sui ruderi de Castrum romano, edificio poderoso fornito di mura e torri, che serviva loro, oltre che come residenza estiva e come rifugio sicuro in caso di epidemie, anche nei momenti di contesa con i vicini patentini, che si erano fatti sudditi di Venezia fin dal 1267, e con i patriarchi di Aquileia. Infatti il castello dei vescovi fu incendiato nel giro di pochi anni, sia dai parentini, che per ordine del patriarca di Aquileia.
Durante questo lungo periodo Orsera fu l’unico paese dell’Istria costiera ad essere al di fuori della giurisdizione di Venezia, per cui divenne un rifugio di contrabbandieri, di banditi e in genere di personaggi ostili alla Serenissima, creando problemi agli stessi vescovi. Ciò durò fino al 1778, quando Venezia assunse il governo della cittadina, aggregando il territorio di Orsera a quello di San Lorenzo del Pasenatico.
Del paese di Orsera ci dà notizie Giacomo Casanova che la visitò nel 1743 e nel 1744, nelle sue celebri “Memorie”, nelle quali ricorda in particolare lo squisito vino refosco.
Il controllo di Venezia su Orsera durò poco, perché la Repubblica di Venezia cadde nel 1797 e l’Istria fu occupata prima dagli austriaci e poi dai francesi di Napoleone Bonaparte e, nel 1815, definitivamente dagli austriaci, che diedero l’avio a quasi un secolo di pace.
Già di per sé l’assenza di guerre, invasioni, saccheggi, prepotenze, per un secolo, fu una preziosa conquista per la martoriata regione istriana, ma l’impero austro-ungarico ebbe anche altri meriti: garantì l’equità fiscale e l’istruzione pubblica, migliorò le comunicazioni costruendo strade e ferrovieri tutti a favore dell’economia. L’imponente edificio che ospita la scuola di Orsera fu costruito proprio in questo periodo, verso la fine del 1800.
Purtroppo peggiorarono i rapporti tra le componenti nazionali poiché la politica austriaca fu scopertamente antitaliana, in quanto l’aAustria, essendo uno stato multi etnico, temeva – a ragione – i nazionalismi. Venne innescata quindi, ed incoraggiata, una rivalità tra la componente italiana, assolutamente maggioritaria, e quella slava, che avrebbe avuto avuto pesanti conseguenze in una regione di frontiera quale l’Istria è sempre stata. Il risultato quasi immediato fu che durante la prima guerra mondiale, nel 1915, un gran numero di istriani, sembra 2000 tra i quali ricordiamo l’orzereste Egidio Grego – aviatore – non vollero assolutamente combattere nell’esercito austro-ungarico ma disertarono, per arruolarsi nell’esercito italiano, a rischio della vita, perché l’Austia condannava a morte i disertori, senza pietà, mentre gran parte della popolazione civile di nazionalità italiana venne sfollata principalmente a Wagna, in storia, dove freddo, sofferenze e fame facevano da padroni.
Ma, seppure con enormi perdite umane, l’Italia fu tra le potenze vincitrici della prima guerra mondiale, e la sovranità italiana fu accolta con tripudio nelle cittadine istriane.
Nonostante i problemi, sopratutto economici, gli anni tra le due guerre 1918 – 1939 vengono definiti dallo scrittore Luigi Papà da Montona, che li ha vissuti in prima persona. “un periodo di operosa tranquillità”.
Orsera era un piccolo paese che viveva di agricoltura e di pesca, e in ambedue i campi i problemi non mancavano: l’agricoltura era alla mercé delle condizioni climatiche, in quelli anni particolarmente sfavorevoli, anche a causa della mancanza di acquedotti la cui realizzazione procedeva troppo lentamente, mentre la pesca viveva un momento favorevole grazie all’innovativa attività dei conservifici.
La seconda guerra mondiale scoppiò nel 1939. Tutta la materia relativa a questo periodo ed a quello immediatamente successivo è ancora oggetto di ricerca storica, per cui è molto difficile oggi condensare e giudicare un periodo così vasto e complesso.
da Orsera d’Istria Ricordi di un passato – Trieste 2008